Centro Clinico La Quercia

Battono le unghie al compagno quando sbaglia

Sembrano racconti di altri tempi. E invece accadono oggi nelle nostre scuole dell’infanzia.
Se il compagno si ricorda la parte della recita, se fa l’esercizio giusto, se il disegno rispetta la consegna … le maestre esortano i compagni a battergli le mani.
Ma se il piccolo non ricorda le parole , se spinge un compagno, se non rispetta le regole date dalle maestre, se è seduto storto nel banco,… i compagni sono esortati in coro a battere le unghie.
Cioè? Potrebbe essere una domanda che ci si pone.
Provate voi ora a BATTERE LE UNGHIE! Le une contro le altre. Ascoltatene il suono interno che riecheggia  in voi,  ed esterno che le unghie producono.
Umiliazione, imbarazzo, rabbia, solitudine, incomprensione, sono solo alcune delle emozioni che al piccolo protagonista sconsolato possono nascere. In un momento magari di fatica, imbarazzo, sconforto, crescita, tentativo di imparare a diventare un bravo bambino.
E al resto dei compagni? Quelli che hanno battuto le unghie, non in una dinamica regolata dalla relazione tra coetanei in cui contenuti e modalità sono vissuti ed esperiti con un significato di confronto reciproco, ma in un momento mediato dalle insegnanti, dove il potere educativo e i valori alle sono al massimo della loro espressione.
Non è che in questo caso, invece di insegnare ai nostri piccoli ad accogliere e comprendere che ciascuno può incontrare delle fatiche e avere di momenti di difficoltà, si insegna ad umiliare e deridere, attivando delle distanze, creando delle incomprensioni e delle solitudini? Questo sistema  sadico rischi di attivare il senso di colpa in alcuni bambini mentre  in altri  getterá i semi di atteggiamenti di bullismo o antisocialitá.
La personalità dell’individuo si forma entro i primi sei anni di vita.
Cosa resta di questa esperienza che entra nel bambino in modo così prepotente e che caratterizza alcuni sistemi educativi della scuola dell’infanzia?
Per chi subisce così come per chi agisce il “battere le unghie” diviene una violenza sia rivolta a se stesso che agli altri.
Alle volte le maestre, probabilmente in ‘buona fede’ attivano questi comportamenti per sdrammatizzare gli errori dei bambini o per consuetudine (‘della serie: si è sempre fatto così, pertanto è giusto farlo’). Ma ciò non può giustificare oggi, queste scelte educative.
Ciascuno si assuma la responsabilità, ma è dovere anche di noi genitori chiedere se ciò accade  nella propria scuola e impedire che questo atteggiamento possa continuare.
Dott.ssa Paola Campanaro
Psicopedagogista specializzata per infanzia e adolescenza
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