Centro Clinico La Quercia

Parlare bene: linguaggio e sviluppo dell’intelligenza

Alcuni spunti tratti dalla serata di formazione per i genitori dei bambini di una Scuola per l’infanzia, tenuta dal dott. Alessandro Bellin, psicoterapeuta e dal dott. Tommaso Capresi, logopedista

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Tappe di sviluppo del linguaggio

Verso gli 11-13 mesi il bambino pronuncia le prime parole di senso compiuto, divenendo un comunicatore sempre più attivo. Dai 12-16 mesi aumenta il vocabolario. A 20-24 mesi avviene l’esplosione lessicale, prova a combinare insieme due parole. Dai 24-30 mesi le frasi vengono espresse con soggetto-verbo, verso i 30-36 mesi sviluppo sintattico, le frasi sono ben strutturate.

Se entro i tre anni-tre anni e mezzo  il bambino non parla in modo chiaro, può emergere il DSL (disturbo specifico del linguaggio)

Chi soffre di DSL e non si interviene per migliorare la situazione, quando sarà grande userà frasi brevi, emergeranno  problemi fonologici e organizzazione di semplici strutture sintattiche, il vocabolario è ridotto. Se non si interviene nel tempo si rileverà una riduzione dei problemi fonologici e morfosintattici ma acquisirà maggior rilievo la gestione delle parti del discorso.

I disturbi fonologici sono le difficoltà più frequenti e costituiscono sovente la prima manifestazione del disturbo del linguaggio-

Tappe:

  • Lallazione poco variata
  • Ritardo a pronunciare le prime parole
  • Alterazione della struttura fonologica che, se numerosi, possono rendere il linguaggio poco intelleggibile

Un aspetto che si può vedere nello sviluppo del livello sintattico è l’uso dell’articolo e del nome non coordinato.

I disturbi pragmatici sono relativi al contesto in cui ha luogo una comunicazione. Possono sorgere delle problematiche relazionali e sociali, in quanto le competenze conversazionali implicano un corretto giudizio sulle variabili relative al contesto.

Fondamentale è l’intervento precoce  attraverso Test TFL e l’ osservazione diretta e non strutturata.

Il dott. Bellin, nella seconda parte della serata, ha esposto le motivazioni che sottendono lo sviluppo del linguaggio: per parlare è necessario avere un bisogno, e per parlare devo sentire e ascoltare.

La comunicazione con il bambino implica l’ascolto. Altro aspetto importante è il movimento, il linguaggio passa attraverso lo striscio, il gattonamento e la motricità.

La comunicazione è strettamente collegata all’aspetto emotivo, per parlare devo vivere il tempo dedicato ai bambini , tempo goduto, vissuto positivamente dai bambini che sentono il nostro godimento, perchè per i bambini tutto ruota intorno a loro. Questo è un rinforzo, si fa esperienza e si vivono emozioni.

Il linguaggio viene stimolato anche  attraverso fiabe e immagini, che portano il desiderio di conoscere, interfacciarsi, ricercare. Le fiabe scacciano le paure, aiutano i bambini a superare le difficoltà, il bambino si proietta sul personaggio. Ci sono molte di esse, come Pinocchio, Hansel e Gretel, Cenerentola, Il Brutto anatroccolo, Il Libro delle giungla e altre, che aiutano a superare ansie e paure. Le fiabe sono contenitori di angosce primitive, si rivivono le paure che si superano attraverso la rottura della coazione a ripetere, i bambini devono vivere le loro emozioni e l’adulto deve saper reggere il carico di esse.

Nelle fiabe inoltre, iI male viene sempre sconfitto e tutti possono continuare a rivedersi.

I bambini non stimolati si vedono subito. Recitiamo quindi canzoncine, filastrocche, ninna nanne e adottiamo una serie di accorgimenti per un sereno ed armonico sviluppo del bambino:

  • Farlo dormire almeno dieci-quattordici ore al giorno.
  • Non parlare in modo “strano” usare invece un linguaggio chiaro, e mediamente ricco di vocaboli.
  • Alimentarlo in modo equilibrato.
  • Ricordare sempre che anche se il bambino non parla come l’adulto, non vuol dire che non capisca, egli avverte sensazioni ed emozioni.
  • Permettergli il giusto sforzo per farsi capire e desiderare.