Centro Clinico La Quercia

Ruoli e funzioni del counselor

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L’origine del termine counseling deriva dal verbo latino consulo-ĕre, traducibile in “consolare” e si compone della particella cum (“con”, “insieme”) e solĕre (“alzare”, “sollevare”), “venire in aiuto”. In inglese si dice to counsel .

La traduzione fatta dalla definizione dell’”Oxford Dictionary” recita: “consiglio da un consigliere-consulente”.  Ma il lavoro del counselor non è quello del consulente.

Troviamo in Rollo May, all’inizio del ‘900,  una definizione, che oggi possiamo considerare parziale, del counseling riferito in particolare a chi non intende svolgere la professione dello psicologo ma intende comunque svolgere un lavoro che richiede una buona conoscenza della personalità umana.

Il counselor, oltre ad avere un’approfondita conoscenza umana di sé e degli altri, è necessario a mio avviso che conosca in modo specifico le dinamiche legate alla famiglia e all’età evolutiva, alle varie tappe evolutive, ai passaggi di vita e alla psicopatologia dell’infanzia; è necessario che svolga una formazione permanente e un “training professionale individuale e/o di gruppo”, che garantisca il superamento da parte del counselor di quella tendenza dell’io ad “esercitare un counseling sulla base di propri, più o meno rigidi, pregiudizi“. (Rollo May)

La competenza del counselor è nella relazione.

L’attività del counselor, richiede la capacità di stare con, di relazionarsi. Il counselor non cura, se si trova davanti a patologie, è necessario inviare la persona ad un altro professionista; il counselor si occupa di disagio e di prevenzione. Richiede un approccio empatico, assolutamente autentico, genuino.

Non c’e’ mai l’invasione dell’altro, e nel medesimo tempo il counselor non si deve lasciar invadere. In quest’ottica, dare contenimento e cogliere la base di partenza del disagio individuale e la domanda da cui parte la richiesta di aiuto, sono tappe importanti del nostro lavoro.

Il counseling può essere attuato in diversi contesti lavorativi.  Il contesto primario entro cui mi muovo è il lavoro con l’età evolutiva e con la coppia genitoriale in ottica di sostegno del minore e dei suoi processi di crescita.

Il counselling per genitori con figli in età evolutiva, ha essenzialmente una finalità di prevenzione primaria del disagio.

Collocarsi nell’ambito della prevenzione primaria significa avere presenti alcuni aspetti:

  • Le richieste dei genitori non sono sempre formulate in modo chiaro, e pertanto occorre essere in grado di attivare un’analisi della domanda che consenta poi di impostare una relazione di aiuto.
  • L’ambito di intervento rappresenta quello della normalità dello sviluppo evolutivo e non quello della patologia. E’ pertanto necessario avere la capacità di discernere tra gli aspetti che possono essere affrontati e quelli che richiedono altre risposte professionali.
  • Le normali difficoltà che il genitore incontra nel suo percorso genitoriale e le normali difficoltà che il bambino incontra nel processo evolutivo sono aspetti intrecciati tra loro che, anche se non gravi, possono però suscitare stati emotivi caratterizzati da ansia, angoscia e conflittualità.

La metodologia di lavoro che viene attuata è quella dell’ascolto empatico.

Gli strumenti professionali del counselor consistono nella conoscenza del processo di sviluppo infantile e adolescenziale, nelle competenze relative alla gestione di una relazione di aiuto, nella conoscenza degli aspetti teorici relativi alla relazione madre-bambino, nella capacità di fare ricorso alla voce del proprio mondo interno quale strumento per attivare un ascolto attento agli aspetti emotivi.

Da un punto di vista teorico si fa riferimento agli studi di S.Freud, A.Freud, D.Winnicott, M.Klein, L.Mahler, S.Fraiberg, W.Bion, D.SterI.

Il counselling per genitori ad orientamento psicoanalitico si caratterizza come uno spazio transizionale di riflessione ed elaborazione, “luogo di sosta” nella strada del normale processo evolutivo della famiglia.

Gli ambiti propri del counselling per genitori sono quelli dei passaggi evolutivi del figlio da una fase di sviluppo ad una successiva ( passaggi scolastici, passaggi evolutivi), quelli contrassegnati da eventi esterni specifici ( malattie, lutti, separazioni), quelli della normale vita familiare (nascita di fratelli, relazioni tra fratelli, regole familiari e sociali, cambiamenti).

E’ un intervento che si attiva quando i genitori percepiscono o individuano una crisi evolutiva, ed è un intervento teso ad affrontare in modo diretto il problema che viene esposto, con lo scopo esplicitato di aiutare il genitore a ricercare ed individuare le strategie educative soggettivamente migliori. L’attività verte sugli aspetti consci, cioè sugli aspetti attuali e concreti che il genitore porta in colloquio, e si fonda sul sostenere il genitore nella ricerca di soluzioni originali, autenticamente percepite, rispondenti al personale campo emotivo del genitore stesso e orientate agli aspetti evolutivi del bambino.

dott.ssa Paola Campanaro